Parco della Valle dei Templi di Agrigento


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Ipogeo Giacatello

Ipogeo Giacatello

L'ipogeo Giacatello appartiene alla complessa rete di acquedotti di Akragas che, secondo la tradizione, fu progettata dall'architetto Feace e realizzata con la mano d'opera dei prigionieri Cartaginesi sconfitti a Himera nel 480 a.C. per garantire l'approvvigionamento idrico della città.

Il monumento si trova nell'area dell'antico abitato a Sud-Est di Porta VIII e a poco distanza dalla zona degli edifici pubblici ed era forse originariamente, nel V sec. a.C., una grande cisterna trasformata in deposito di grano in epoca romana. L'ipogeo si presenta come un vasto ambiente a pianta quadrangolare scavato nella roccia con sette file di sette pilastri realizzati per sorreggere il soffitto, sul quale si aprono diversi pozzi-lucernari. Al suo interno confluisce, da Nord, un acquedotto, mentre dall'angolo di Sud-Est si diparte un cunicolo tortuoso, che sfocia nel vicino torrente di S. Leone (antico fiume Hypsas).

L'originaria funzione della struttura come cisterna è confermata dallo spesso strato di intonaco idraulico che riveste pareti, pavimenti e pilastri. L'ipotesi di riutilizzo del monumento come deposito granario o anche come mulino o frantoio è invece attestata dalla scoperta, al suo interno, di una macina in pietra lavica e dei resti di supporti ed incassi di assi riferibili attrezzature per attività connesse alla lavorazione del grano o delle olive




Testo: Valentina Calì

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